Hedonia o eudaimonia: quale felicità vi rende davvero felici?

Due strade per la felicità, un'unica grande domanda: cosa contribuisce davvero a una vita soddisfacente - il piacere o il significato?

Hedonia o eudaimonia: quale felicità vi rende davvero felici?

Immagina di aver trascorso una serata meravigliosa: cibo delizioso, buona musica, ore di relax sul divano. Ti senti bene – eppure, la mattina dopo, ti assale una leggera sensazione di vuoto. Ti è mai capitato? Molte persone lo conoscono. Ed è proprio qui che ha inizio una delle domande più antiche e affascinanti della storia dell’umanità: che cos’è in realtà la felicità – e quale tipo di felicità contribuisce davvero a una vita appagante? I concetti di edonismo ed eudaimonia rappresentano due risposte fondamentalmente diverse a questa domanda. Entrambe hanno la loro ragion d’essere, entrambe sono state oggetto di ricerca, ed entrambe potrebbero far parte della tua vita – in modi molto diversi. Questo articolo ti invita ad addentrarti in questi due mondi: non per dirti come devi vivere, ma per darti un po' di orientamento se ti chiedi perché alcune gioie svaniscono così in fretta – e cosa serve per far sì che la vita sembri davvero significativa.

Hedonia ed eudaimonia: due concetti antichi, riscoperti

Le radici di questi due concetti di felicità affondano in tempi remoti, fino all’antichità. Hedonia deriva dalla parola greca che significa piacere e godimento e descrive la ricerca di sensazioni piacevoli, della gioia del momento, dell’evitare il dolore. Eudaimonia, invece, deriva dalla filosofia di Aristotele e indica qualcosa di decisamente più complesso: la realizzazione dell’individuo, la vita buona e riuscita – non solo quella piacevole.

Nella sua Etica Nicomachea, Aristotele descrive l’eudaimonia come il fine supremo dell’agire umano. Per lui la felicità non era uno stato emotivo che capita per caso, ma un’attività: la vita attiva in accordo con le proprie virtù e capacità. Questa è una differenza fondamentale rispetto alla concezione edonistica, che intende la felicità principalmente come esperienza emotiva.

Nella psicologia moderna questi concetti sono stati ripresi e sviluppati scientificamente. Ryan e Deci hanno dimostrato nel loro influente lavoro del 2001 che la felicità edonistica e il benessere eudaimonico si sovrappongono, ma riguardano comunque dimensioni diverse dell’esperienza umana – e che entrambi possono contribuire a loro modo al benessere, ma con profondità e sostenibilità diverse.

Persona che si gode un caffè al mattino - un'immagine della felicità edonica nella vita quotidiana

Cosa significa "felicità edonistica" – e perché non rappresenta l'intero quadro?

La felicità edonistica può essere descritta in modo semplice: è il bello del qui e ora. Un pasto delizioso, una risata con gli amici, un bagno caldo dopo una lunga giornata, il brivido di un film emozionante. L'esperienza edonistica può arricchire immediatamente la vita e non è affatto banale o sbagliata: è una parte naturale e preziosa dell'esperienza umana.

Nella ricerca, il benessere edonistico viene spesso descritto attraverso due componenti principali: l’esperienza di sentimenti positivi (e la relativa assenza di quelli negativi) e la soddisfazione di vita – ovvero la valutazione cognitiva del fatto che la propria vita, nel complesso, stia andando bene. Grazie a questa forma di felicità, alcune persone vivono una qualità vivace e gioiosa nella vita quotidiana, che può essere molto preziosa.

Tuttavia, alcune ricerche indicano che i piaceri edonistici sono spesso soggetti a un processo che i ricercatori definiscono adattamento edonistico: ciò che oggi ci entusiasma, domani può già sembrare scontato. Il nuovo smartphone, l'aumento di stipendio, le vacanze: l'entusiasmo spesso svanisce più rapidamente di quanto speriamo. Ciò non significa che le esperienze edonistiche siano prive di valore, ma forse solo che da sole potrebbero non essere sufficienti per costruire una vita duraturamente appagante.

Benessere eudaimonico: quando la vita acquista un senso

Il benessere eudaimonico è più difficile da definire – e forse è proprio questo il suo fascino. Non si tratta di sentirsi sempre bene, ma di condurre una vita che appaia significativa. Ciò può comportare sfide, disagio, sforzo – e tuttavia lasciare una profonda soddisfazione interiore.

Nel 1989 Carol Ryff ha sviluppato uno dei modelli più influenti di benessere psicologico: la cosiddetta Psychological Well-Being Scale. In essa ha identificato sei dimensioni che, insieme, potrebbero descrivere il benessere eudaimonico: accettazione di sé, relazioni positive con gli altri, autonomia, controllo dell'ambiente (ovvero la sensazione di poter plasmare la propria vita), crescita personale e senso della vita. Si tratta di un quadro ricco e multidimensionale, ben lontano da una semplice scala della felicità.

Soprattutto l’aspetto del senso della vita sembra svolgere un ruolo significativo nella ricerca. Michael Steger ha dimostrato nel suo lavoro del 2008 che l’esperienza del senso nella vita – ovvero la sensazione che la propria esistenza sia coerente e significativa – può essere strettamente correlata al benessere psicologico, indipendentemente dal fatto che una persona stia vivendo sentimenti positivi o negativi. Le persone che riescono ad attribuire un senso alla propria vita sembrano talvolta sperimentare una certa stabilità interiore anche in fasi difficili.

Nel 2014 Huta e Waterman hanno approfondito la comprensione di come l’esperienza eudaimonica possa manifestarsi nella vita quotidiana. Hanno distinto tra azione eudaimonica (impegnarsi per qualcosa che va oltre se stessi), esperienza eudaimonica (la sensazione di autenticità e vitalità) e il risultato di questa ricerca: la sensazione di condurre una vita buona e appagante. Le loro ricerche suggeriscono che gli orientamenti eudaimonici potrebbero essere associati, a lungo termine, a un benessere più profondo rispetto alle strategie puramente edonistiche.

Aristotele sulla vita buona "L'eudaimonia non è un'emozione che ci assale - potrebbe piuttosto essere intesa come un modo di vivere: attivo, impegnato, in accordo con ciò che è veramente importante per noi". - basato su Aristotele, Etica Nicomachea

Una vita piena di significato: cosa suggerisce la ricerca sulla soddisfazione profonda

Cosa potrebbe significare concretamente condurre una vita piena di significato? La ricerca non fornisce una risposta definitiva – e forse è meglio così, perché ciò che dà senso a una persona può differire notevolmente da ciò che appare significativo a un'altra. Tuttavia, ci sono modelli che sembrano emergere ripetutamente negli studi.

Relazioni profonde e autentiche, l'esperienza dell'autoefficacia – ovvero la sensazione che le proprie azioni abbiano un effetto –, il mettere in campo i propri punti di forza e le proprie capacità, nonché la sensazione di contribuire a qualcosa di più grande di sé stessi: tutto questo emerge ripetutamente in diversi contesti di ricerca come possibile fonte di esperienza eudaimonica.

È interessante notare che le attività piene di significato non devono necessariamente essere immediatamente piacevoli. Chi lavora per ore a un progetto difficile può sentirsi esausto – e tuttavia profondamente soddisfatto. Chi assiste una persona malata può provare tristezza – e allo stesso tempo una sorta di armonia interiore. La ricerca suggerisce che questa qualità ambivalente delle esperienze eudaimoniche sia forse proprio ciò che le distingue dai momenti edonistici: lasciano qualcosa che rimane.

Donna seduta pensierosa nella natura - simbolo di una vita significativa e del benessere eudaimonico

Edonia ed eudaimonia: opposti o complementari?

Sarebbe troppo semplice – e anche non del tutto corretto – rappresentare l’edonia e l’eudaimonia come opposti tra cui si dovrebbe scegliere. Come sottolineano Ryan e Deci (2001) nella loro sintesi della ricerca sul benessere, entrambe le dimensioni possono completarsi e arricchirsi a vicenda. Una vita piena di significato non deve necessariamente essere ascetica o priva di gioia – e la gioia non esclude la profondità.

Alcune persone, ad esempio, sperimentano che le attività significative possono portare con sé anche un piacere edonistico: l’immersione nella creazione, le risate con gli amici intimi, la celebrazione di un obiettivo comune. Viceversa, le esperienze edonistiche – piacere, relax, leggerezza – possono essere risorse importanti che ci permettono di ricaricarci per ciò che ci sta davvero a cuore.

La differenza sta forse meno in un «o l’uno o l’altro» quanto piuttosto nell’equilibrio e nella consapevolezza: quanto spazio occupa la soddisfazione a breve termine nella mia vita? E quanto spazio lascio a ciò che è significativo per me a un livello più profondo? Sono domande che non hanno una risposta universale – ma potrebbe valere la pena di ripeterle di volta in volta.

Bilancia simbolica tra luce e ombra - equilibrio tra edonia ed eudaimonia
Entrambe le forme di felicità possono completarsi a vicenda, se gli diamo consapevolmente spazio.

Cosa suggerisce la psicologia sul benessere a lungo termine

Chi approfondisce la ricerca sul benessere si imbatte in un modello ricorrente: gli stili di vita puramente edonistici – ovvero quelli orientati principalmente al piacere, al consumo e all'evitamento del disagio – sembrano generare sentimenti positivi nel breve termine, ma a lungo termine potrebbero essere meno correlati alla soddisfazione di vita e al benessere interiore rispetto agli orientamenti eudaimonici.

Ryff (1989) ha osservato nella sua ricerca che le persone che raggiungono livelli elevati nelle dimensioni eudaimoniche, come la crescita personale, il senso della vita e le relazioni autentiche, tendono a riferire una qualità di vita più alta anche quando non stanno vivendo sentimenti particolarmente positivi. Si tratta di un risultato degno di nota: il benessere potrebbe andare oltre il semplice barometro delle emozioni del momento.

Allo stesso tempo, è importante non trasformare questo pensiero in un rimprovero. Le persone che in determinate fasi della vita si concentrano fortemente sul piacere e sul relax potrebbero fare esattamente ciò di cui hanno bisogno in quel momento. E a volte l'esperienza edonistica – il godersi consapevolmente il momento – è una forma di cura di sé che ha una sua profondità. La ricerca può fornire un orientamento, ma non può rendere la vita vivibile. Questo puoi farlo solo tu.

La felicità di Aristotele nella vita quotidiana moderna: come potrebbe concretizzarsi l’eudaimonia?

Ciò che Aristotele descrisse più di duemila anni fa può sembrare a prima vista astratto: la realizzazione dell’individuo attraverso l’agire virtuoso. Ma nella psicologia moderna questo concetto diventa del tutto tangibile. Il benessere eudaimonico nella vita quotidiana potrebbe, ad esempio, presentarsi così:

Questi momenti non devono essere drammatici o cambiare la vita. Huta e Waterman (2014) suggeriscono che l’esperienza eudaimonica spesso si manifesta in piccoli momenti quotidiani: nell’ascolto attento, nell’impegno consapevole, nella conversazione onesta. Forse la buona vita è meno un obiettivo e più un atteggiamento.

Potrebbe anche essere utile chiedersi di tanto in tanto: cosa farei se non si trattasse di sentirmi bene, ma di chi vorrei essere? Non è una domanda facile, ma forse una delle più preziose.

Il senso della vita: perché non si può imporre

Uno degli aspetti più interessanti – e talvolta più frustranti – del benessere eudaimonico è che non può essere perseguito direttamente. Il senso della vita non si può comprare, non si può spuntare da una lista di cose da fare, non si può forzare. Steger (2008) sottolinea nella sua ricerca che la ricerca del senso e l'esperienza del senso possono essere due cose diverse – e che la prima non porta automaticamente alla seconda.

Alcune persone sperimentano che il senso della vita emerge piuttosto che essere cercato: attraverso la dedizione a qualcosa che è importante per loro, attraverso incontri autentici con altre persone, assumendosi responsabilità o affrontando difficoltà. A volte questo può sembrare un paradosso: più cerchiamo direttamente il senso, più esso potrebbe sfuggirci – e più ci dedichiamo alla vita che ci interessa davvero, più spesso potrebbe emergere.

Ciò non significa che si debba aspettare passivamente. Potrebbe però significare che la domanda «Cosa dà senso alla mia vita?» non ha tanto una risposta univoca, quanto piuttosto è un invito a guardare sempre di nuovo: cosa mi tocca? Cosa mi fa sentire vivo – anche se è faticoso? Cosa vorrei lasciare in eredità?

Naturalmente, questo articolo non sostituisce una consulenza personale o un accompagnamento terapeutico, nel caso in cui ti trovassi in una fase difficile della vita. Per alcune persone può essere utile esplorare tali domande insieme a un professionista.

Pensare insieme edonia ed eudaimonia: una proposta per trovare un equilibrio

Invece di mettere in contrapposizione edonia ed eudaimonia, potrebbe essere più arricchente percepirle come due voci complementari nella propria vita. Entrambe hanno qualcosa da dire. Entrambe possono dare un contributo. La domanda forse non è tanto «Qual è la felicità giusta?», quanto piuttosto: «Quale aspetto è attualmente trascurato nella mia vita?».

Se ti accorgi che la tua quotidianità è ricca di piaceri, ma interiormente senti un certo vuoto, questo potrebbe essere un indizio che la dimensione eudaimonica merita più spazio: più connessione autentica, più confronto con ciò che ti sta a cuore, più azioni in armonia con i tuoi valori.

Se invece dedichi molta energia a progetti significativi e responsabilità, ma raramente ti fermi davvero a goderti il momento, un po' più di attenzione edonistica – gioia consapevole, relax, leggerezza – potrebbe arricchire il tuo benessere.

La ricerca suggerisce che l'interazione tra entrambe le dimensioni potrebbe essere la base più solida per una vita appagante – non un «o l'uno o l'altro», ma una navigazione consapevole tra piacere e significato, tra leggerezza e profondità. Forse questa è la vera arte del vivere bene.

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Qual è la differenza tra edonia ed eudaimonia?

L'ededonia si riferisce alla ricerca di sensazioni piacevoli e all'evitamento del dolore - in altre parole, ciò che comunemente conosciamo come benessere a breve termine. L'eudaimonia, invece, coniata da Aristotele nell'Etica Nicomachea, si riferisce al benessere più profondo degli esseri umani: una vita che potrebbe essere caratterizzata da significato, crescita, relazioni autentiche e conformità con i propri valori. Entrambi i concetti descrivono diverse dimensioni del benessere e sono oggi analizzati scientificamente in psicologia.

È possibile vivere sia in modo edonico che eudaimonico?

Sì, e molti ricercatori suggeriscono che una combinazione di entrambi gli orientamenti può essere particolarmente benefica per il benessere. Ryan e Deci (2001) hanno dimostrato che gli aspetti edonici ed eudaimonici non si escludono a vicenda, ma possono completarsi a vicenda. Piacere e significato non devono necessariamente essere opposti: a volte le esperienze significative possono portare anche piacere edonico, mentre il rilassamento può fornire energia per un impegno più profondo.

Perché alcuni piaceri hanno una durata così breve?

Questo potrebbe essere legato a un fenomeno che i ricercatori chiamano adattamento edonico: Le persone spesso si abituano rapidamente ai cambiamenti positivi nella loro vita, così che il loro effetto sul loro benessere diminuisce. Questo non significa che il piacere sia inutile, ma potrebbe spiegare perché gli stili di vita puramente edonici a volte non portano alla realizzazione duratura sperata. Le esperienze eudaimoniche, invece, come la crescita personale o i legami profondi, sembrano essere meno soggette a questo logorio.

Come posso trovare più significato nella mia vita quotidiana?

Le ricerche, ad esempio quelle di Steger (2008), suggeriscono che il significato spesso emerge meno attraverso la ricerca diretta che attraverso l'impegno consapevole. Potrebbe essere utile chiedersi: quali attività mi fanno sentire vivo, anche se sono faticose? Quali relazioni mi danno la sensazione di essere davvero visto? Quale contributo voglio dare a qualcosa di più grande di me? Non esistono risposte rapide a queste domande, ma pause e riflessioni regolari possono aiutarci ad avvicinarci al nostro scopo. Nei casi di profonda mancanza di significato o di persistente sofferenza interiore, anche una consulenza professionale può fornire un valido supporto.

Cosa dice la ricerca sul benessere psicologico secondo Ryff?

Nel 1989, Carol Ryff ha sviluppato un influente modello di benessere psicologico che comprende sei dimensioni: Accettazione di sé, relazioni positive, autonomia, padronanza dell'ambiente, crescita personale e significato della vita. Gli studi basati su questa scala suggeriscono che le persone che ottengono punteggi elevati in queste dimensioni possono anche sperimentare un maggiore benessere a lungo termine, indipendentemente dagli stati emotivi attuali. Il modello di Ryff è oggi uno degli approcci più citati nella psicologia positiva.

Il concetto di eudaimonia di Aristotele è ancora attuale?

Molti ricercatori considerano il concetto di eudaimonia di Aristotele come una base sorprendentemente attuale per la comprensione del benessere umano. L'idea che una buona vita possa essere raggiunta non principalmente attraverso il piacere, ma sviluppando attivamente il proprio potenziale e vivendo in accordo con i propri valori, si ritrova in numerose teorie moderne della psicologia, dal modello di benessere di Ryff alla teoria dell'autodeterminazione di Ryan e Deci, fino alla ricerca di Steger sul significato. Il pensiero di Aristotele è sopravvissuto sorprendentemente bene ai millenni.

Forse oggi, dopo aver letto questo articolo, potresti fermarti un attimo e chiederti: cosa mi ha fatto sentire davvero vivo nelle ultime settimane – non solo felice, ma davvero vivo? Non per trovare una risposta grandiosa, ma semplicemente per ascoltare te stesso. A volte ciò che emerge è più di quanto ci saremmo aspettati. E forse è proprio questo il primo passo verso una vita che non solo ti fa stare bene, ma che senti davvero tua.